L’uscita del film The Odissey (Odissea) di Christopher Nolan, nelle sale dal 16 luglio 2026, ha trasformato l’Odissea di Omero e Ulisse&Co in VIP da seguire e (si spera) studiare per approfondirne la storia.
Ma forse non tutti sanno che il Cilento custodisce alcuni dei luoghi che, secondo la tradizione classica, sono legati ai viaggi di Ulisse, di Enea e perfino degli Argonauti.
Quindi salite a bordo. Oggi il navigatore lo lasciamo spento. Vi guida il Cilentano.
Se c’è un luogo del Cilento che entra davvero nella letteratura classica, è Capo Palinuro. Qui non troviamo Ulisse, ma un altro grande viaggiatore del Mediterraneo: Enea.
Alla fine del V Libro dell’Eneide, Virgilio racconta la storia di Palinuro, il nocchiere di Enea che durante la navigazione verso il Lazio cadde in mare, ingannato dal Dio Sonno, e fu sospinto verso le coste del Cilento. Ed è qui che il mito incontra il nostro territorio.
Virgilio colloca l’episodio della caduta in mare di Palinuro proprio davanti a quel promontorio affacciato sul Tirreno, tra il golfo di Policastro e l’insenatura di Pisciotta: l’attuale Capo Palinuro.
Ma il finale è tutt’altro che eroico.
Quando finalmente raggiunge la riva, Palinuro non trova salvezza. Gli abitanti del luogo, spaventati dalla sua presenza e scambiandolo per un mostro marino, lo uccidono e gettano il suo corpo di nuovo in mare.
Quando nel libro VI Enea incontra Palinuro agli Inferi quest’ultimo gli racconta la sua triste storia e la sua morte. La Sibilla gli annuncia che quel luogo porterà per sempre il suo nome: Capo Palinuro.
«I popoli vicini, spinti da prodigi divini, daranno sepoltura alle tue ossa, innalzeranno un tumulo e quel luogo conserverà per sempre il nome di Palinuro.» (Eneide, Libro VI, vv 378-381)
Per ricordare la triste sorte del nocchiere di Enea, morto per mano delle popolazioni italiche, fu eretto il cosiddetto Cenotafio di Palinuro che si trova a Caprioli. Questo monumento nasce come sepolcro vuoto, memoria simbolica dell’eroe.
Il termine cenotafio, infatti, deriva dal greco kenòs (“vuoto”) e tàphos (“tomba”) e significa “tomba vuota”. Si tratta di un monumento commemorativo eretto in onore di una persona il cui corpo non è stato sepolto in quel luogo. Nel caso di Palinuro, questa struttura ricorda il fedele timoniere di Enea, ma non è la sua vera tomba.
Oggi, mentre osservi il promontorio o navighi tra le sue grotte, è difficile immaginare che proprio qui Virgilio abbia ambientato uno degli episodi più intensi dell’Eneide. Eppure è questo il fascino del Cilento: un paesaggio che continua a custodire storie capaci di attraversare i millenni.
Dove si trovano le Sirene di Ulisse? È una delle domande più affascinanti che continua ad accompagnare il viaggio immaginario dell’eroe greco raccontato da Omero nell’Odissea. Il poema non indica con precisione il luogo in cui vivevano le creature dal canto ammaliatore, ma nei secoli diverse tradizioni hanno collocato l’isola delle Sirene lungo la costa tirrenica, tra il Golfo di Napoli e il Cilento.
Secondo una delle interpretazioni più suggestive, proprio il tratto di mare davanti a Punta Licosa, nel territorio di Castellabate, sarebbe legato al mito delle Sirene di Ulisse. Qui la protagonista è Leucosia, una delle tre Sirene insieme a Partenope e Ligea, creature leggendarie capaci di incantare i marinai con il loro canto fino a condurli alla morte.
Nell’Odissea, Ulisse viene avvertito dalla maga Circe del pericolo: chiunque ascolti il canto delle Sirene non riesce più a tornare a casa. Per conoscere il loro segreto senza soccombere, l’eroe ordina ai suoi compagni di tapparsi le orecchie con la cera e chiede di essere legato all’albero maestro della nave.
Secondo la tradizione mitologica successiva, il fallimento delle Sirene provoca la loro disperazione: Leucosia e le sue compagne si gettano in mare. Il corpo di Leucosia sarebbe arrivato proprio sulle coste dell’attuale Castellabate, e il promontorio che domina questo tratto di costa avrebbe preso il suo nome: Punta Licosa.
Oggi passeggiare tra la pineta di Punta Licosa, raggiungere l’isolotto o guardare il mare aperto significa attraversare uno dei paesaggi più evocativi del Cilento. Qui il mito delle Sirene di Ulisse sembra ancora emergere dalle onde, in quel confine sottile dove la storia incontra la leggenda.
Camerota, secondo la leggenda, porta già nel suo nome le origini mitiche: Kamaraton, la ninfa del mare che aveva fatto innamorare Palinuro. La ninfa, però, lo respinse e lui invocò il dio Sonno per non patire le pene d’amore. Costui trasformò Kamaraton nella roccia sulla quale sorge il capoluogo. Per punizione avrebbe dovuto guardare per sempre il promontorio di Palinuro, l’amante respinto.
A onor del vero specifico che ci sarebbe anche un’etimologia più “realistica” secondo la quale kamaraton significa costruzione ad arco e denota la caratteristica principale del comune camerotano, arroccato su una collina.
La Molpa è una grande collina costiera che si affaccia sul mare tra Palinuro e Marina di Camerota.
Nel mito di Giasone e gli Argonauti, durante il viaggio di ritorno dopo aver conquistato il Vello d’Oro, Giasone e i suoi compagni si imbattono nelle Sirene Molpè ed Aglaophonos. Queste creature cominciarono subito a cantare per attirare i marinai della nave, ma Orfeo le distrasse con il suono della sua lira, tanto da farle fermare ad ascoltarlo.
Solo un marinaio, Bute, non riuscì a resistere al loro canto e si gettò in mare per raggiungerle, ma la dea Afrodite, nemica giurata delle Sirene, lo salvò e permise al viaggio di continuare. Le due Sirene, deluse e amareggiate dalla loro prova fallita, morirono uccidendosi una dopo l’altra. La leggenda delle Sirene rimane un simbolo di seduzione, bellezza e pericolo, e continua ad affascinare e ispirare la cultura e l’arte.
Molpé rappresenta, come Leucosia, la natura ambigua delle sirene, capaci di affascinare e distruggere al contempo.
Dopo gli eroi arrivano gli uomini. E quindi il viaggio porta alla culla della civiltà e della filosofia: Elea/Velia oggi nel Comune di Ascea.
Gli scavi di Velia oggi ricordano i filosofi che con le loro idee hanno cambiato il modo di pensare di milioni di persone.
A conclusione di un viaggio epico e mitico, si ritorna alla realtà. Alla filosofia parmenidea, alla fondazione della città da parte dei Focei.
Ma c’è anche un dettaglio che unisce Velia all’Odissea. Nel 2021 in occasione della manifestazione Veliateatro è stato messo in scena il poema epico all’interno dell’Arena Zenone della Fondazione Alario, poco distante dai suggestivi scavi di Velia.
Probabilmente no, non possiamo dire che i luoghi dell’Odissea siano effettivamente nel Cilento. O almeno non nel senso storico. Ma è proprio questo il fascino di questa terra. Qui il mare racconta ancora le storie di Ulisse, delle Sirene, di Enea e degli Argonauti. Sono miti che nei secoli hanno dato un nome ai promontori, alle spiagge e ai borghi che oggi possiamo visitare.
Che siano leggende o no cambia poco: passeggiando tra Capo Palinuro, Punta Licosa, Molpa, Camerota e Velia, è impossibile non avere la sensazione di camminare dentro uno dei grandi poemi dell’antichità. Questo “itinerario mitico che si conclude” ci ricorda che il Cilento è la tappa perfetta per viaggiare (fisicamente ma anche attraverso i classici) tra finzione e realtà.
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